Franco Ferlenga
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Esposizione
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Lo spazio espositivo dedicato a Franco Ferlenga è stato aperto nel marzo 2018 dai figli Alberto e Fabrizia. Lo spazio si trova a Castiglione delle Stiviere, in via Garibaldi 56, all’interno della casa di famiglia dell’artista e nelle stanze, all’ultimo piano, in cui era collocato il suo studio. L’esposizione si sviluppa lungo la scala di accesso e in un totale di quattro sale più un corridoio.
All’ingresso sono appesi, lungo le scale, i gradi cartoni degli affreschi realizzati dal pittore in gioventù, più altri bozzetti per opere di grande dimensione.
La prima sala, che corrisponde allo studio vero e proprio, ospita i quadri d’esordio, dagli anni ‘30 ai ’50, contrassegnati dall’evidenza di una grande maestria tecnica e dalla ricerca di uno stile personale. Oltre a ciò uno schermo con i video delle principali interviste e alcuni degli strumenti di lavoro.
La seconda sala ospita una selezione dei grandi quadri del suo periodo maturo in cui i toni scuri del colore dato a spatola vengono usati per dare voce e forma a eventi drammatici del nostro tempo, dai lager, alle migrazioni, dalla soppressione della libertà, alla droga, all’inquinamento. In mezzo alla sala un espositore contiene fotografie relative ad alcune delle molte mostre, premi ed eventi che hanno contrassegnato la carriera di Ferlenga e ad alcuni dei molti incontri con artisti e personaggi della politica e dello spettacolo. In una nicchia sono esposte le piccole sculture in bronzo realizzate negli anni ’90 e alcuni schizzi e bozzetti in preparazione di affreschi o mosaici, attività poi quasi del tutto abbandonata a favore di un approccio immediato e diretto alla tela, più attraverso il colore che il disegno.
Nel corridoio è ospitata una sequenza di piccoli quadri, dagli anni ’50 al 2000 in rappresentanza di una vasta produzione parallela a quella delle grandi opere ma non meno impegnata.
Le ultime due sale ospitano quadri di media dimensione e sono dedicate a due temi ricorrenti nel lavoro di Ferlenga: la figura umana e il paesaggio.
Nella prima, la figura umana, maschile o femminile, composta in varie forme, riflette sempre stati di profonda riflessione, di dolore di solitudine che si intrecciano con temi attualissimi come l’emigrazione, o le catastrofi.
Nella seconda, il paesaggio non è mai consolatorio o pacificato ma mostra piuttosto il dramma di luoghi stravolti dal progresso, come le prime periferie industriali milanesi, dall’abbandono, come i frammenti di case distrutte da guerre o terremoti, o messi in pericolo da fenomeni come l’inquinamento, a cui sembrano volersi opporre i grandi alberi in primo piano che segnano uno degli ultimi cicli pittorici dell’artista.
Anche in queste sale sono presenti espositori che contengono i depliant e i cataloghi delle molte mostre tenutesi in Italia e nel mondo, alcuni dei premi ricevuti, e alcune delle testimonianze di un’attività variegata che, pur avendo nella pittura il proprio centro, ha frequentato anche i campi dell’architettura, della letteratura, della critica, della ricerca storica ecc.
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