Franco Ferlenga
PITTORE - SCULTORE - ARCHITETTO
Critici di Ferlenga



Pierre Bonnard: idea, luce, forma
C’è nella pittura di Pierre Bonnard un senso di spregiudicato distacco che gli fa fissare le cose con occhio acuto e pungente e sviscerare il significato più intimo di esse.
Egli si lascia alle spalle l’impressionismo (che si opponeva ad una forma di pittura pensata) per avvicinarsi più intimamente al mondo e all’umanità che lo popola, trasfigurandoli attraverso immagini dettate da una ponderata elaborazione spirituale, in quasi diretta avversione con la teoria del “colpo d’occhio”.
Una libertà maggiore determinata dal bisogno di spaziare entro un clima fantastico venato di sottile intellettualismo. Non per niente, l’artista in un suo scritto ebbe a dichiarare che la presenza del modello disturba il pittore; egli sembra restare fermo alla concezione di Albert Aurier che vedeva nell’arte “ la matérialisation représentative de ce qu’il ya de plus élevé et de plus divin dans le monde, l’idée”.
In definitiva non vi è niente in questa pittura di contingente e di caduco, non l’elemento che caratterizza l’opera nel tempo, ma ciò che in essa vi è di immutabile, di ricorrente, di “senza tempo” che è come dire ciò che forma l’opera d’arte.
Da uno sguardo alla pittura europea degli ultimi cinque secoli, si potrebbe affermare che nulla di essenziale è mutato nei mezzi e nei sistemi di espressione pittorica e che nessuna invenzione è stata introdotta, se si esclude una maggior facilità a risolvere il problema della luce.
Tale problema, imposto e praticamente risolto nel secolo scorso, ha portato con sé l’inconveniente di disciogliere le forme, compromettendo per sempre la solidità costruttiva del quadro.
Ad un certo momento della sua vita Bonnard scrive: “ La couleur m’avait entrainé, je lui sacrifiais presque inconsciemment la forme, mais il est bien vrais que la forme existe, qu’on ne peut pas arbitrairement la réduire ou la transposer”.
E qui mi sembra vada ricercato uno dei meriti fondamentali di questo artista: l’aver contribuito, per lo meno in una certa parte della sua opera, a solidificare le forme senza peraltro rinunciare a quello che può definirsi l’unico ritrovato della pittura moderna: la “luminosità pittorica”.
Costruire il corpo in piena luce, senza toglierli volume.
Si guardi il nudo del museo di Bruxelles, dove in un magico vibrare di toni chiarissimi, si solidifica la figura femminile con tutto il suo peso pittorico; o il quadro “Signac, in barca con gli amici” conservato a Zurigo, dove i valori della tela precedente sembrano capovolgersi per un gioco maligno, e tutto diventa vibrante e instabile (uomini e cose) ad eccezione del mare e del cielo, coagulati in una massa cromatica compatta.
In questo contrasto di toni leggeri, tremolati, che determinano un’atmosfera mutevole e l’intensità di un tono ottenuto con pennellata larga e sicura, è tutta la sapienza di un grande pittore.
Con Pierre Bonnard si esaurisce il filone dell’impressionismo francese ma ancora per lui è valido e serio giudizio quello che si rapporta alla tradizione; tuttavia un distacco dal mondo classico esiste e liberando la pittura dalla prigionia del modello, egli ha indicato la strada ai nuovi linguaggi pittorici.
Articolo per una rivista non individuata, scritto da F.F nel 1955 in occasione della mostra su Pierre Bonnard tenutasi in quell’anno presso il Palazzo della Permanente a Milano
Torna in alto