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Franco Ferlenga
PITTORE - SCULTORE - ARCHITETTO
Figure
Dopo l’esperienza delle Periferie industriali l’interesse per la figura tornò a primeggiare. Lo spettro della guerra si allontanava e l’uomo angosciato protagonista di mille dolorose avventure, tornava a farsi avanti mentre il quadro del “grande macello” sembrava perdere intensità. I Campi di concentramento, la fame in India, il Biafra, il Vajont suggerivano il nuovo cammino, l’uomo scopriva i nemici negli amici migliori. (F.F.)
Non a caso i miei personaggi si identificano spesso, anche a costo di apparire monotoni e ripetitivi, coi giovani, cioè gli esseri più indifesi, più disponibili alle avventure ideali e non ancora contaminati da sporche convenienze. (F.F.)
Rimproverato spesso di non essermi saputo liberare da una forma figurativa oggettiva, rispondo che ciò non è del tutto esatto, perché se si esaminano attentamente i miei personaggi, gli ambienti che fanno loro da sfondo, è facile rilevare che tali immagini non sono poi tanto assimilabili al vero. La deformazione dei corpi, i colori che li supportano, l’invenzione delle architetture nonchè del verde rimangono niente più che dei suggerimenti individuabili nella misura appena sufficiente a farli accettare dall’osservatore ed indurlo ad una lettura inequivocabile dell’opera. (F.F.)

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